Il musicista siriaco Poles Gajo inizia i corsi presso la Haute Ecole de Musique de Genève

19/04/2018

Il musicista siriaco Poles Gajo inizia i corsi presso la Haute Ecole de Musique de Genève

Ad aprile 2018, dopo l'ottenimento del suo visto, Poles Gajuo ha iniziato i corsi del Master in Etnomusicologia presso la Haute Ecole de Musique de Genève (HEM) (https://www.hesge.ch/hem/etudes/master-en-ethnomusicologie). I suoi studi ed il suo soggiorno sono sostenuti dalla Fondazione Laus Plena. Da settembre ad aprile 2018, in attesa del visto, la Fondazione ha finanziato corsi di francese intensivo per Poles Gajuo, che ha raggiunto il livello B2. La Haute Ecole de Musique de Genève (https://www.hesge.ch/hem/) è una delle rare scuole di musica universitarie in Europa a dare particolare attenzione alle tradizioni musicali non occidentali, combinata all'insegnamento della musica antica (https://www.hesge.ch/hem/departements/departement-musique-ancienne).

Il cursus accademico si estenderà sugli anni accademici 2018-2020 per permettere il perfezionamento della lingua francese, in cui  viene svolto l'insegnamento. Il lavoro di ricerca di Poles Gajuo nell'ambito del Master porterà sulla raccolta e l'analisi della tradizione siro-cattolica d'Iraq, da lui svolto in loco negli anni 2016-2017.

Poles Gajuo è stato accolto con grande cordalità dal M° Xavier Bouvier, Direttore del Master in Etnomusicologia. I professori della HEM che accompagneranno Poles Gajuo per la sua ricerca sono il M° Francis Biggi (https://www.hesge.ch/hem/annuaire/francis-biggi), Direttore del Dipartimento di musica antica della HEM e una delle figure di riferimento dell'evoluzione della scuola italiana di interpretazione della musica medievale e del primo Rinascimento, e il M° Luca Ricossa (https://www.hesge.ch/hem/annuaire/luca-ricossa), specialista della tradizione gregoriana, dalla sue fonti più antiche, e della tradizione bizantina (medievale e moderna) e siriaca. Inoltre, hanno accettato di sostenere la ricerca di Poles Gajuo il Prof. Sebastian Brock, Oxford, e il Prof. Miled Tarabay, Beirut/Roma, entrambi noti specialisti della tradizioni siriaca, il primo indiscussa figura di riferimento mondiale per la cutlura siriaca in generale, in tutte le sue fonti, il secondo tra i pochi specialisti della tradizione di musica sacra siriaca (maronita).

 

Intervista a Poles Gajuo - a cura di Antonella Brian

1. Lei ha fatto un percorso molto particolare: dalla Matematica alla Musica sacra. La passione per la Musica sacra è arrivata dopo la vocazione, o esisteva già prima?

La passione per la musica sacra siriaca cattolica, quella della mia chiesa di appartenenza, è arrivata dopo la vocazione. Si tratta di una tradizione orale; la conoscevo, come fedele, da quando ero bambino. Mi piaceva, anche se non riuscivo ad apprezzarla sempre, perché spesso è cantata in modo non corretto, fuori tono. Già pensavo ai tempi che fosse necessario registrarla in modo decoroso, proprio perché è una tradizione orale. Tuttavia, non c'era possibilità di farlo in un modo professionale. Quando sono giunto in Libano, ho avuto contatti con la musica sacra cristiana della Chiesa maronita, e ho visto quanto i maroniti studiano, curano e organizzano la trasmissione della loro musica. Quindi ho deciso di studiare al Conservatorio nazionale del Libano, e poi alla Notre Dame University (NDU), dove ho conseguito una licenza in musicologia araba, al fine di potermi occupare della nostra tradizione siro-cattolica.  Ho quindi cominciato a fare un lavoro di raccolta di canti non già trascritti in note, per la nostra tradizione "orientale" (Iraq) e quella "occidentale" (Libano, Siria, Turchia, Terra Santa). Ho realizzato due CD/DVD.  Si può dire che il progetto della fondazione Laus Plena è stato provvidenziale, perché la fondazione voleva fare ciò che avevo iniziato a fare, e ha cominciato ad appogiarmi per questo.

2. Ora Lei studia in Europa. Quando dice di venire dall’Irak, pensiamo che susciti desiderio di saperne di più nei suoi interlocutori. Come risponde in questi casi, ovvero come può parlare dell’Irak a Europei, per i quali tale nome è sinonimo, in questo momento, quasi solo di conflitto, di guerra?

(Sospira, poi ride). La vita in Iraq ora è molto difficile, perché l'Iraq è diviso tra le sue fazioni. Molti Paesi si fanno guerra all'interno dell'Iraq, portado con se parti della popolazione e aizandole l'una contro l'altra. Non c'è pace. Questo durerà finché i cittadini iracheni non si sveglieranno e lavoreranno insieme per il bene del Paese e non metteranno da parte le ideologie, di qualsiasi tipo siano. Un'altra causa di questa mancanza di unità e di pace è il livello molto basso dell'educazione, che è cominciato a decadere con la dittatura di Saddam Hussein. Sono triste di dire che ora ci sono poché cose belle che accadono in Iraq; eppure è uno dei Paesi dove iniziarono le prime grandi civiltà umane.

3. Passiamo al suo lavoro presente: la trascrizione della tradizione siriaca cattolica orientale. Può spiegare in che cosa consiste e quale ne è il fine?

Lo scopo è di conservare questa tradizione per ora orale, con le sue variazioni, anche a fine di poterne comparare le versioni anche in ambito scientifico e musicologico. Per questo è  importante la possibilità di integrare la ricerca in un lavoro di ricerca di Master, e probabilmente oltre, perché dà scientificità al lavoro. Lo scopo finale è di poter tramettere questa tradizione, in modo corretto e duraturo, alle future generazioni, per il loro uso nella liturgia, nella fede che è la nostra.

Il progetto consiste in primo luogo nel registrare le melodie, dalla gente che ancora le conosce. Nel corso del tempo, perché è una tradizione orale, e per le difficoltà cui nella storia e anche recentemente abbiamo dovuto fare fronte, con la nostre città prese dall'ISIS, abbiamo perso molte melodie.

Dopo la registrazione, le ascoltiamo, compariamo le versioni e cappiamo quale è la melodia corretta più verosimile, anche in base ai principi della nostra musica. Viene trascritta in note moderne, con l'uso di notazioni particolare per i mezzi/quarti di tono che noi abbiamo. Alla fine, la fondazione progetta di pubblicare uno o più libri con la tradizione orientale, che comprende tre sotto-tradizioni: Quaraquosh, Mosul, Barthalla.

La tradizione orientale, influenzata dalla Persia, ha molte melodie specifiche, non presenti nella tradizione occidentale.

4. Lei pensa che la conoscenza della Musica sacra dell’Oriente cristiano possa portare nuova linfa anche alla Musica sacra occidentale?

Penso di si, perché quando l'Oriente era più forte, c'era scambio tra Oriente e Occidente. Il dare e ricevere tra civilizzazioni è sempre esistito, ed è sempre stato proficuo. Quindi, se ristabiliamo questo scambio, questo potrà aiutare anche l'Occidente.

5. Come vede il futuro?

Vedo il futuro bellissimo. Come una pianta che, quando finisce l'inverno, deve crescere di nuovo. Se dobbiamo fare un parallelo tra Oriente e Occidente, vediamo che dopo la seconda guerra mondiale lo sviluppo dell'Occidente è stato molto veloce. Dobbiamo risvilupparci, come ha fatto l'Occidente per sé stesso, in base alla nostra propria civiltà. Se non capiamo questa necessità, la nostra civiltà, così ricca, morirà. Il progetto che porto avanti con la fondazione vuole essere un contributo a questa rinascita.

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