Scopriamo le carte - di P. Armando Pierucci

23/02/2017

Scopriamo le carte

Chiedo scusa ai visitatori di questo blog per il silenzio dei mesi scorsi. Il fatto è che ho pensato molto a ciò che sto per scrivere, chiedendomi se il dirlo serva a qualcosa. Lo dirò.

Sono convinto che nel mondo occidentale le Chiese Cristiane non possono più identificarsi, e non da oggi, con la società nella sua totalità. Certo, l'Occidente segue il calendario cristiano, festeggia il Natale e la Pasqua, onora il Papa, contribuisce alla manutenzione di alcuni edifici sacri. Ma nessuno può dire che il mondo della politica, della finanza, dello spettacolo possa definirsi cristiano,  anche se tutti ricordano che Benedetto Croce diceva che "non possiamo non dirci Cristiani".

Ma limitiamoci al campo liturgico, là dove vive la Musica Sacra. Quando il credente di oggi va alla Messa, certo, non deve guardarsi intorno per paura di essere deferito alla polizia, né deve nascondersi nelle Catacombe come al tempo dei Romani, o frequentare la chiesetta di un villaggio lontano, come fino a poco fa accadeva nei Paesi Comunisti. Tuttavia la Chiesa deve prendere consapevolezza che l'esteriore "rispetto" della società civile non è più sufficiente alla sua missione. La Chiesa deve tornare alle Catacombe, e mi riferisco  "anche" al tema liturgico. Attualmente i praticanti sono persone convinte nel loro credere, coraggiose nel frequentare la Chiesa, sicure della necessità di riunirsi ai fratelli nella fede almeno una volta alla settimana, per ringraziare il Signore, ascoltarlo, pregarlo, lodarlo. Capisco che in alcune circostanze partecipare alla liturgia è un obbligo sociale. Ma sempre più spesso i Matrimoni si fanno in Comune e le Camere Ardenti in luogo laico.

Ebbene, chi va alla Messa, ci va per pregare; e per pregare secondo la liturgia della propria Chiesa. Nessuno deve rubare la preghiera, nessuno deve spegnere la voce di chi prega: né quando la voce è  sommessa, né quando si espande nel canto. Ce la immaginiamo una Messa nelle Catacombe, con i presenti che delegano il canto a un coro? O che un solista, che non sia un ministro sacro che intona la sua parte, sostituisca l'assemblea?

D'accordo, il canto di quei Cristiani era semplice. I testi erano molto profondi, come ci riferiscono S. Paolo e S. Pietro nelle loro Lettere. La melodia era più o meno quella di un Salmo. E a volte era lo Spirito stesso che suggeriva quei "cantici spirituali", come li chiama S. Paolo, che tutti sussurravano, riempiendo di cielo la volta delle Catacombe, e i cuori di intima gioia.

È tempo allora di bandire solisti e cori dalle nostre liturgie? Avremmo allora il silenzio assoluto. Per la maggior parte le nostre assemblee non sanno di poter cantare. Vanno incoraggiate, vanno aiutate. Bisogna proporre dei canti semplici, magari presentando il Vangelo del giorno, diviso in versetti da cantare sulla melodia di un salmo. Ci può essere un testo migliore del Vangelo? Ebbene, i cantori del Coro, rinunziando per un certo tempo alle proprie performances, lascino la pedana loro riservata e, come ho suggerito in un blog precedente, si spargano per la chiesa, uno in ogni panca, al fine di aiutare l'assemblea a scoprire la propria voce. Questa scelta l'ho vista attuata nella cattedrale cattolica di Mosca, dedicata all'Immacolata. Fino a pochi anni prima la cattedrale era servita da magazzino. I Cristiani, dopo la fine del regime sovietico, hanno riottenuto l'edificio sacro e hanno cominciato la ricostruzione a 360°. In campo liturgico,  i cantori russi, pur essendo  fanatici della musica  corale, hanno preso la splendida risoluzione di tornare allo stile delle Catacombe. I Cristiani di altri Paesi occidentali non hanno ancora percepito di essere sotto la persecuzione capitalistica e non hanno nessuna intenzione di liberarsene. Così le loro assemblee liturgiche sono senza voce. E già!  La voce è come il paracadute: bisogna aprirla, per volare nel cielo. Di canti facili, adatti al popolo cristiano, formato da bambini, adulti e anziani, ce ne sono. Bisogna accontentarsi di questi e anche dei primi risultati. "Preferisco sentire le vostre stonature, piuttosto che il vostro silenzio", diceva il vescovo Luigi Betazzi. 

E io preferisco sentire "Signore sei tu il mio Pastore", cantato da tutta l'assemblea, piuttosto che l' "Ave Verum" di Mozart, cantato dal Coro; o la canzonetta americana, eseguita al microfono.

Armando Pierucci

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