La musica sacra non  ritorna a Dio senza aver operato ciò che Lui desidera

12/04/2020

La musica sacra non  ritorna a Dio senza aver operato ciò che Lui desidera

Chi con serietà e sincerità è al servizio della musica sacra capisce presto che essa viaggia per conto suo. Si è spettatori di ciò per cui è stata mandata. 

Chi compone non si capacita di averlo fatto: gli sembra di sentire l’opera di  un altro, più capace di lui. 

Chi esegue si sente alzato, trascinato potentemente, e si stupisce nel ri-sentirsi. 

Chi ascolta è rapito, o comunque pacificato, reso silente, perché,  quando la musica sacra tace, si fa un grande silenzio.

Questo capita anche quando l’esecuzione non sia  perfetta; anzi, avviene quasi sempre che sia imperfetta. 

I  musicisti di musica sacra sono costretti ad accettare l’imperfezione musicale; ne soffrono molto: compongono delle cose facili, realisticamente eseguibili, abbassando le loro aspirazioni. Rinunciano alla moda del momento per concentrarsi su quanto fa pregare, su quanto è possibile eseguire. 

Anche i coristi rinunciano a malincuore a brani difficili; magari si spargono tra l’Assemblea, perché tutti preghino, tutti cantino a piena voce, con cuore ardente, magari con qualche nota fuori del rigo.

Gli angeli suppliscono agli sfilacciamenti nella musica sacra. Il canto sacro vibra  nel mistero, nella forza, nella solennità, nell’umanità, nel calore, nella dolcezza, nella gioia della Parola fatta preghiera; del canto che ottiene Grazia.

Armando Pierucci e Véronique Nebel  

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