Per una Cupola - A cura di Armando Pierucci

17/12/2019

Per una Cupola  

Mi sono sempre chiesto: "Ma la cupola che ci sta a fare nelle chiese?  Il campanile serve a sostenere le campane; ma dentro la cupola non c'è niente". Ora, con l'innamoramento, sia pure tardivo, per la Chiesa Bizantina e per il suo canto, vedo che la cupola è il tipo di copertura delle chiese. preferita dai bizantini. Dovendo essi costruire l'edificio sacro sul quadrato della croce greca, differenziandosi dall'architettura romana, riuscirono a costruire cupole circolari su base quadrata. Il capolavoro di questa innovazione fu l'erezione della chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli. L'immensa cupola che copre lo spazio centrale - la più grande cupola costruita  con sistemi tradizionali -   fu realizzata al terzo tentativo, dopo che le due realizzate precedentemente crollarono. Ciò da il senso della grande sperimentazione che fu necessaria per realizzare un'opera d'ingegneria che resterà insuperata nel mondo antico.

Messa a tacere l'insinuazione che tanta bellezza più che a gloria dell'Altissimo Dio e della sua Sapienza, era a gloria dell'imperatore Giustiniano, che ornò a profusione la basilica con il suo monogramma, ci chiediamo: "Cosa pensavano della cupola i teologi e i liturgisti bizantini?" Essi avevano una visione unitaria sia dello spazio architettonico, che della celebrazione liturgica. Niceta di Remesiana (Serbia, 335 - 414) scriveva: "Nella casa di Dio il diacono rivolge a  tutti con voce chiara una santa  proclamazione, di modo che sia pregando, sia genuflettendo, sia cantando i salmi, sia nell'ascoltare attentamente le Letture, da tutti sia conservata l'unità, poiché Dio ama gli uomini unanimi e li fa abitare nella sua casa" . Ora la musica vocale è la manifestazione ben completa della comunione dei cuori: l'unanimità si fa unisono. Del resto le Costituzioni Apostoliche (opera di argomento canonico - liturgico scritta fra il 375 e il 380) avevano già raccomandato di creare un clima favorevole alla partecipazione unanime, reale, effettiva della comunità intera. In questa sinfonia il canto dell'assemblea ha valore di segno, di impegno spirituale: è l'acceleratore pratico della comunione ecclesiale. È con il canto, dicevano gli Antichi, che si costruisce la comunione ecclesiale: è lì che vibra il genio architettonico della musica stessa. "Il canto è garanzia di pace  e di concordia, perché esso, come una chitarra, esprime un canto unico, partendo da voci diverse e differenti" (S. Ambrogio, 343 - 392). 

S. Giovanni Crisostomo (349 c - 407) si entusiasma su questa affermazione del "canto pieno d'armonia: giovani e vecchi, ricchi e poveri, donne e uomini, schiavi e liberi, noi tutti produciamo una melodia unica. Il profeta parla e noi tutti rispondiamo, tutti gli facciamo eco. Qui è impossibile distinguere lo schiavo dall'uomo libero, il ricco dal povero, il notabile dal semplice privato: tutte le differenze della vita ordinaria se ne sono andate ben lontano, tutti formiamo un solo cuore. La terra imita il cielo: ecco la nobiltà della Chiesa".

Tuttavia, secondo i Padri della Chiesa, questa assemblea non è ancora completa: c'è da riempire l'abside e la cupola. L'abside sarà occupata dal clero. E la cupola? In un'omelia Severo d'Antiochia (465 c. - 538) disse: "Vedendo questa assemblea spirituale, io ho creduto di vedere non solo degli uomini, ma anche una riunione degli ordini celesti che, dopo essersi riuniti ed essere entrati in maniera invisibile, sono qui, presenti: vi circondano, completano l'unico gregge e parlano all'assemblea ecclesiale. Essi sono gli angeli, gli arcangeli, le potenze, le dominazioni e tutte quelle virtù  nominate da S. Paolo (Ef 1, 21). Era una percezione degli antichi, comune anche ai pagani, quella di sentirsi in un universo di esseri invisibili, ma estremamente reali: angeli, demoni, genietti". 

Ora l'assemblea liturgica non è completa se gli angeli non entrano a far parte di questa sinfonia. Del resto la Bibbia è piena di angeli: essi formano la corte dell'Antico di giorni (Dan 7, 10), cantano quelle parole che sono rimaste nella liturgia di tutte le Chiese: Santo, Alleluia, Amen. Essi sono gli spiriti liturgici (Eb 1, 14) inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza. Gli angeli fanno parte di questa visione ordinatrice, che comprende il cosmo come la liturgia, la teologia come la politica, sia pure elaborata nell'età costantiniana, in un'anticipazione escatologica in cui gli angeli e gli uomini si uniscono sinfonicamente, specchiandosi gli uni negli altri, emulandosi nella lode incessante all'Onnipotente. 

S. Giovanni Crisostomo dice di più: "Il dono di Cristo! Lassù legioni di angeli intonano l'invocazione liturgica, quaggiù, nelle chiese, gli uomini formano dei cori. Lassù i Serafini fanno risuonare l'inno al Tre volte Santo, quaggiù la folla degli uomini echeggia lo stesso inno. È insieme che l'assemblea degli esseri celesti e terrestri formano un'assemblea di festa: è una sola azione di grazie, un solo coro gioioso.

Questo coro è l'ineffabile condiscendenza del Maestro che l'ha formato; è lo Spirito  Santo che gli ha dato coesione, è il compiacimento del Padre che  ha accordato le voci all'ottava; è da qui che viene l'euritmia del canti che, toccati dalla Trinità come con un archetto, hanno la risonanza di una musica piacevole e felice, la risonanza della melodia angelica, della sinfonia ininterrotta. È il risultato del vostro zelo, il frutto del vostro stare insieme". 

E la cupola di cui si diceva all'inizio? Severo d'Antiochia (465 c, - 538) vescovo dell'età giustinianea, ci risponde con le parole pronunziate al termine di un'omelia; descrive la cupola della chiesa del martire S. Drosis: "In verità, non è solo dal punto della bellezza, ma anche dal punto di vista della gloria adorabile, a quanto sembra, che questa cupola è stata progettata e immaginata da coloro  che hanno costruito le sante chiese. La cupola rappresenta la forma del cielo: si eleva sugli archi e sulla corona, per formare lassù la calotta circolare, sospesa nel cielo. Noi compiamo le funzioni sacerdotali  sotto questa cupola; noi, come le schiere incorporee, stiamo nel cielo, misticamente celebriamo i divini misteri". 

 Armando Pierucci

Queste riflessioni sono sorte alla lettura dell'opera di François Cassingena-Trévidy, "Les Pères de l'Eglise et la liturgie", Desclée de Brouwer, 2009, p. 35-92, "L'Assemblée". Le citazioni sono tratte dall'opera.

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