La musica sacra della Chiesa Siriaca Ortodossa

INAUGURAZIONE DELLE ATTIVITA' DELLA FONDAZIONE LAUS PLENA

LUGANO, 4 SETTEMBRE 2015 - CHIESA DI S. MARIA DEGLI ANGIOLI

La musica sacra della Chiesa Siriaca Ortodossa

Nuri Iskandar

Già Direttore del Conservatorio di Aleppo 

Con l’affermarsi della chiesa siriaca in Edessa, i fedeli erano soliti cantare semplici inni della tradizione ebraica quali: I salmi di Davide, il “Santo, Santo Santo” ed altre brevi preghiere; venivano intercalate inoltre letture dalle Sacre Scritture.

Durante i primi tre secoli alcuni Padri iniziarono a produrre nuovi testi e nuove melodie che integrarono il repertorio in uso. Tra questi autori ricordiamo: Bardesane (154-222 d.C.), scrittore, filosofo e poeta siro. Compose 150 inni nello stile dei salmi davidici. Era un musicista esperto e un poeta molto ispirato, le sue melodie sono incredibilmente piene di fascino.

I giovani di Edessa erano molto coinvolti dalla sua musica e partecipavano al canto, alle danze e alle feste. Il contenuto di molti di questi canti e degli inni era in contrasto con la “vera” fede cristiano ortodossa. Bardesane ebbe un figlio, Armonio, anch’egli poeta e musicista. Armonio continuò sulla strada tracciata dal padre.

Sant’Efrem (373 d.C.) oppose resistenza all’eresia introducento nuovi canti di pura ispirazione cristiana e musicale. Formò un coro femminile ad Odessa per proporre i suoi nuovi inni nella preghiera serale e mattutina, durante la Messa e le solennità. Anche per questi motivi Sant’Efrem fu in grado di attirare verso la chiesa i giovani della città.

Nella sua Etica (Ktobo d-Itiqon), San Gregorio Barebreo (1226-1286) afferma che dal Concilio di Nicosia Sant’Efrem ha iniziato a comporre le sue melodie e il Madareish contro le eresie del tempo. Riporta inoltre l’emergere di altri compositori ispirati dai Salmi di Davide e che composero inni e melodie, introdotte nella liturgia e divenute poi molto note; tra questi Sant’Isaac, San Balai, il القواقون "i ceramisti", un gruppo di artigiani laici, San Severo di Antiochia, che scrisse migliaia di inni spirituali in greco, molti dei quali sono stati poi tradotti in siriaco. A questi si aggiungono San Jacob Srougi, San Rabbula, San Balai, San Jacob Alrahawi e altri.

Il patriarca Ignatius Aphrem I Barsoum (1887-1957) nel suo libro “Perle sparse, la storia della scienza e delle arti in Siria” sostiene che alla metà del IV secolo noti Padri della chiesa iniziarono ad aggiungere melodie composte ex novo al rito, una pratica che continuò fino alla fine del VII secolo. Sino a quel periodo molti testi vennero aggiunti a preesistenti melodie, completando il repertorio liturgico in uso.

San Jacob Alrahawi pose mano all’ordine della liturgia e completò la sistemazione dei libri liturgici, l’Alachim (la preghiera quotidiana) i libri dell’Alphanakit e altri libri di preghiera, sempre alla fine del settimo secolo.

Il vescovo Severo Sabocht (667 d.C.) è considerato il primo autore ad occuparsi propriamente di musica; egli scrisse una lettera ad Ethallaha, vescovo di Ninive, sull’origine della musica.

Durante l’Ottocento lo studio siriano Antoine Al-Tikriti scrisse un volume intitolato “Rhitroutho” sullo studio e sull’eloquenza, in cinque capitoli, di cui l’ultimo è dedicato alla poesia d’arte e al verso.

Lo scrittore Jacob Albertili ricorda più di una volta nel suo volume “I tesori” di aver scritto un libro sulla musica sacra “Al Bay’iya” in cui ricercava testi poetici e melodie sacre della chiesa delle origini. Il libro venne perduto e nessuno è stato in grado fino ad oggi di recuperarlo.

Riguardo alla pratica degli strumenti musicali per l’accompagnamento delle melodie non abbiamo testimonianze certe a riguardo. Questo può aver influenzato la posizione della nostra chiesa, come d’altronde anche quella delle chiese ortodosse orientali, circa la proibizione di strumenti musicali per l’accompagnamento liturgico; e ciò a motivo dell’assenza di un concetto di musica sacra nella teologia ortodossa, e perché la musica non viene ritenuta sacra nella sua essenza. La proibizione degli strumenti fu giustificata dalla chiesa ortodossa con i due seguenti motivi:

1.Un impatto negativo sui valori e sull’etica

2.Il legame della musica strumentale con festività religiose pagane associate con l’adulterio, l’immoralità ecc.

Dall’altra parte Barebreo nella sua Etica (Ktobo d-Itiqon)  motiva invece le ragioni per le quali il canto venne introdotto in chiesa:

1.La dolcezza dei toni musicali allevia la noia ascetica, perciò il fedele si sente trasportato in un luogo senza tempo e privo di accidia.

2.Le melodie portano ad una comprensione più approfondita dei significati contenuti negli inni spirituali e giungono nel profondo dello spirito umano e dei sentimenti spirituali.

Per tutti coloro che lavorano nell’ambito musicale della chiesa siriaca va aggiunta inoltre la considerazione sulla versificazione degli inni. Essi sono chiamati “Qawaneen” dai Greci e sono disseminati nei nostri libri liturgici; alcuni hanno un tono malinconico e vengono intonati nella forma di un “declamato-recitativo”. Tra gli autori ricordiamo: Asuna, allievo di Sant’Efrem, Korllona di Edessa, Marotha Almiaverkini, Giovanni Avetonia. Durante l’VIII secolo vi furono altri autori del “Qawaneen£ greco: Andraous, il vescovo di Creta, Kuzma e Giovanni di Damasco, e molti altri.

Oggi possediamo un ampio repertorio di melodie e più di un migliaio di formule melodiche. È un’eredità della tradizione orale tramandata di generazione in generazione fino a oggi.

Durante i vari passaggi inevitabilmente le melodie hanno subito interpolazioni, aggiunte, corruzioni, ma a prescindere da ciò la tradizione superstite ci offre molte informazioni e possibilità interpretative.

La musica della chiesa siriaca sfrutta la modalità dell’octoechos bizantino; questo implica che per ogni testo è possibile intonare otto melodie differenti.

I modi inoltre contengono intervalli microtonali, il “tricordo”.

La presenza di questi tricordi e a seconda del loro inserimento nel tetracordo ci riporta agli Ajnas (i modi) cosiddetti nella teoria musicale del Vicino Oriente: Jins (modo) Jins Bayati - Jins Sikah - Jins Rast - Jins Hijaz - Jins Husayni – Jins Saba.

Tali melodie vengono eseguite da due gruppi “semicori” di cantori in forma responsoriale.

Qualcuno potrebbe allora dire: può la musica siriaca aver compreso il tetracordo fin dalle sue più lontane origini?

Non ho una risposta definitiva in tal senso, dovuta ad una mancanza di documenti e di fonti.

Quanto ascoltiamo oggi nelle diverse scuole della tradizione musicale siriaca, ortodossa, maronita e cattolica hanno i tetracordi, che sono quindi una realtà di fatto. Ogni Jins (modo) dei già menzionati Ajnas (i modi) ha il proprio ambito melodico e il proprio effetto musicale all’ascolto; entrambi aiutano alla diversificazione e all’ambliamento della gamma espressiva musicale.

Gli inni sono generalmente in versi, solo pochi in prosa.

Le melodie e la frase musicale sono caratterizzate da una condotta molto semplice e spontanea (Jarrod), poiché lo scopo della musica era quella di condurre il credente verso un mondo spirituale.

La composizione della frase musicale segue un andamento regolare, ovvero si susseguono I movimenti ascendenti e discendenti, sebbene ciò non significhi che non vi siano anche intervalli più ampi, anzi in tutti gli inni vi sono intervalli di quarta, di quinta e di sesta.

La maggior parte delle melodie e dell frasi hanno una struttura melodica ben definita, in alcuni casi seguono fedelmente il testo poetico, in altri vi differiscono. Ciò significa che la frase musicale assume un ritmo diverso da quello del testo poetico.

Ciascuna sillaba “Selab” è spesso affiancata alla nota ma può accadere che vi sia in una sezione un melisma di due tre e quattro note.

Nell’acclamazione “Altahaleel” troviamo una sezione che include un melisma formato da più di dieci suoni, e lo stesso anche nell’invocazione “Altakhshaftat”.

Il modo, o lo schema per queste melodie è associato ad uno schema poetica. La struttura può essere di tipo A-A-A oppure A-B-A o ancora A-B-C-A. Vi è uno schema anche per l’improvvisazione melodica in cui frasi brevi seguono frasi più lunghe in una forma sequenziale che segue l’ambito modale (Jins).

La musica siriaca ha un riferimento importante nella tradizione popolare, questo significa che molti aspetti, anche simbolici, hanno un legame diretto con la vita sociale.

Dopo aver ascoltato attentamente molte di queste melodie, comparandole anche con popolazioni vicine e con altre chiese, possiamo evidenziare:

1.tracce delle  tradizioni provenienti dai templi pagani della regione;

2.Melodie composte da Padri della Chiesa nei secoli passati;

3.Un ampio numero di melodie popolari provenienti dalla Siria, dal Libano, dalla Giordania, dalla Palestina;

4.Melodie appartenenti alla Chiesa greca bizantina.

Caratteristici dell’innodia siriaca, come menzionati nei libri della tradizione sin dal IV secolo sono:

Altaksheftat - Almdareish - Baoto - Koliyeh - Salmi - Sogito - Qadishat Aloho - Halleluiah - Kouchmeyah - Qokulyon.

Mentre non più in uso:

Korgo - Kuruzoto - Satikhon - Qhobolo - Qatismat – e una sezione di melodie greche andate perdute.

Lo stato attuale delle melodie e dell’innodia siriaca

La chiesa e le sue parrocchie hanno attraversato un periodo di grande difficoltà politica e sociale durante le guerre, le deportazioni e i massacri dei secoli passati; ciò ha condotto a un indebolimento della chiesa e delle sue usanze.

Nel 1915, l’anno dei massacri perpetrati dagli Ottomani contro le popolazioni cristiane siriache ed armene ha causato la morte di milioni di siriani e di milioni di armeni. Grave fu anche la perdita per i molti insegnanti di musica e di liturgia nei monasteri e nei seminari.

Oggi la storia si ripete; morte, distruzione, deportazione. In questo caso sono i fondamentalisti radicali islamici che stanno ripetendo i massacri, gli incendi e la distruzione delle chiese, la morte, la distruzione e la deportazione del popolo siriaco e di altri in Siria e in Iraq.

Un gran numero di chiese sono nella diaspora in Europa, America, Australia e Canada. Altre sopravvivono in città e in grandi comunità ma i fedeli, a causa delle distanze, non possono più frequentare la chiesa e i servizi liturgici persino durante la Settimana Santa e nei giorni del digiuno, o nelle solennità come erano soliti fare nella propria patria.

È una sofferenza che si aggiunge alla sofferenza di coloro che sono rimasti nelle proprie parrocchie in Siria, Iraq, Libano, senza emigrare dalla tragedia della guerra civile e della distruzione.

La tradizione orale della musica è una parte importante prodotta dal popolo siriano in oltre venti secoli di storia.

È una eredità culturale di musica d’arte che esprime la creatività di valori e sentimenti spirituali attraverso la musica.

La domanda è: come conservare questa eredità e preservarla nella speranza che possa essere trasmessa alle future generazioni senza perdersi. Grazie.

 

Nuri Iskandar

Kristenhamn, Svezia, 2 agosto 2015

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